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lunedì 14 maggio 2018

Congresso Uilca Lazio: relazione sul sistema bancario


Ringrazio per avermi dato la parola e saluto dapprima il padrone di casa, il Segretario Generale del Lazio Paolo Battisti, il Segretario Generale Massimo Masi, la segreteria nazionale, quella regionale e tutti i presenti.
Questa stagione congressuale arriva, dal mio punto di vista, in un periodo cruciale per il nostro settore. Secondo me la sceneggiatura di questo congresso Massimo Masi l’ha affidata ad Alfred Hitchcock, e gli è venuta anche bene. Rinnovo del CCNL e accordo sulle agibilità sindacali alle porte, scandali bancari a iosa, al punto che ancora non sappiamo cosa è realmente successo a David Rossi del Monte dei Paschi di Siena, tanti istituti falliti, una riforma delle banche popolari che stenta a decollare, una riforma del credito cooperativo contestata e contrastata che sta lentamente vedendo la luce, piani industriali che stanno distruggendo il tessuto sociale di piccole realtà territoriali, istituti di vigilanza (Banca d’Italia e Consob su tutte) sotto pressione, l’introduzione della normativa bail-in, la MIFID2, Basilea 3, la delicata gestione delle sofferenze spesso attraverso società specializzate e spero di non dimenticare nulla, a parte la mancanza di un Governo ad oltre due mesi dal voto.

Insomma se si cercava un periodo complicato per celebrare un congresso, ebbene lo abbiamo trovato.
Ma, dal mio punto di vista, il congresso è un appuntamento importante che impone serie riflessioni di analisi e, soprattutto, proposte, specie in questo periodo precontrattuale, ed anche io, nel mio piccolo, non voglio sottrarmi.
Ma andiamo con ordine. Per quel che riguarda il CCNL personalmente mi sono reputato sempre soddisfatto delle ultime piattaforme rivendicative elaborate unitariamente dalle organizzazioni sindacali. Credo sia un indubbio valore aggiunto presentare proposte che non parlino solo ai lavoratori bancari, ma all’Italia intera e agli operatori del settore. Perché questo è stato, abbiamo presentato e difeso proposte che non si limitavano a parlare dei diritti dei lavoratori e delle retribuzioni, ma abbiamo affrontato il tema della riforma del settore che solo la mancanza di coraggio dei banchieri ci ha impedito di approfondire con dovizia di dettagli. Ma vista la situazione attuale, anche economica del settore, credo che oggi più che mai sia necessario insistere in questo percorso, soprattutto alla luce di due eventi che possono dare il segno della svolta. Il primo è l’importante intesa nel settore raggiunta dai Segretari Generali di CGIL, CISL e UIL, FISAC, FIRST e UILCA che, fra l’altro ha rilanciato il patto per l’unità dei tre sindacati confederali, anche nel settore del credito. Il secondo è, in una parola, Alcoa. Credo che bisognerà guardare con molta attenzione a quanto accadrà in questa azienda che, per prima, applicherò concretamente l’articolo 46 della Costituzione prevedendo, attraverso la cessione del 5% del capitale sociale, la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’azienda. Se questa iniziativa di nuova imprenditorialità sarà di successo, come mi auguro, dovrà avere, inevitabilmente, dei riverberi positivi anche nel nostro, non certo in breve tempo, e noi come sindacato dovremo essere pronti ad affrontare una sfida molto importante che comporterà un salto di livello ed una preparazione forse dieci volte superiore a quella attuale. Mi piace ricordare che se questa iniziativa avrà successo, sarà la realizzazione di un grande uomo che, nel 1981, scrisse: ”Non di rado gli uomini del lavoro possono partecipare, ed effettivamente partecipano, alla gestione ed al controllo della produttività delle imprese. Per il tramite di appropriate associazioni, essi influiscono sulle condizioni di lavoro e di remunerazioni, come anche sulla legislazione sociale.” Quell’uomo era San Giovanni Paolo II, il Papa operaio, nella famosa enciclica Laborem Exercens.
Tornando a noi nella intesa confederale vi è anche un forte richiamo alle banche affinchè ritornino al loro ruolo di sostegno alla crescita attraverso la tutela del risparmio e l’attuazione di responsabili politiche creditizie al servizio del Paese, con particolare attenzione al Mezzogiorno. Insomma un ritorno alla banca che abbia anche il dovere di rispondere del suo ruolo sociale e che oggi, ma non da oggi, non svolge più.
Vi faccio un esempio significativo: oggi le banche non adempiono alla legge sulle assunzioni obbligatorie. Questo perché ottennero a suo tempo l’equiparazione dell’accesso al Fondo Esuberi con il ricorso alla Cassa Integrazione. Tutti noi sappiamo che le aziende che ricorrevano alla Cassa Integrazione erano esentati dalle assunzioni obbligatorie perché in stato di crisi, certificato da bilanci in perdita. Le banche hanno ottenuto questa equiparazione quando tutti noi sappiamo che una banca che fruisce del Fondo Esuberi non necesita di bilanci in perdita, ma che i nostri sono solo ed esclusivamente, fatta salva qualche eccezione, esuberi da costo. Tutto ciò a danno di disabili e persone in categorie protette. Tutto ciò alla faccia di Bilanci Etici, ascolto degli stakeholder e della Responsabilità Sociale di Impresa che vanno sbandierando ad ogni piè sospinto. Tutto ciò ha o non ha un valore sociale? Si fanno politiche sociali vere o si sbandierano dati per pura e semplice propaganda?
Ebbene, tutto questo, secondo me, dovrà contenere la piattaforma per il rinnovo del contratto di categoria, ma anche di più.
E sempre per rimanere sul sociale anche l’accordo sulla interlocuzione sindacale ha il suo rilievo. Segretario Masi, seguendoti su Facebook so che il tuo tour congressuale è stato molto impegnativo, lungo e faticoso, se non erro dovresti aver superato i 10.000 chilometri, e tante, tantissime volte ti sarai subito gli stessi discorsi su questo aspetto, so quindi di non essere originale, spero almeno di essere originale nell’analisi, anche se dubito fortemente. Il problema, come lo individuo io, non è solo legato al semplice mantenimento delle strutture sindacali, che potrebbe essere visto con occhio malevolo dai detrattori del sindacalismo come una difesa di un privilegio, sarebbe ovviamente una grossolano errore di impostazione. In qualsiasi settore industriale il sindacalista va in una fabbrica e trova centinaia, se non migliaia di lavoratori ed il suo compito è indubbiamente più semplice, almeno dal punto di vista logistico. Ma per noi no. Noi umili sindacalisti di provincia dobbiamo recarci anche nello sperduto comune di Roccofrittole dove c’è un solo sportello bancario con due o, quando va bene, tre lavoratori, sobbarcandoci di chilometri come se piovesse. Ma questa situazione è sostenibile se sul territorio, specie in quello provinciale, possiamo disporre di un adeguato numero di RSA, possibilmente motivate, che si possano spostare senza troppi costi cedolari o economici. Ma domani cosa accadrà? Un esempio di esperienza personale. Quando sono felicemente entrato in UILCA a Frosinone, in Unicredit, abbiamo avuto modo di costituire ben 5 RSA su 6 disponibili. Ora se ne possono costituire solo 4 e nel futuro temiamo che questo numero possa scendere ulteriormente. Ora mi chiedo chi potrà difendere il lavoratore che si trova nella filiale ai confini dell’impero se il suo RSA di riferimento dista 100 km dal suo posto di lavoro?
Vi è inevitabilmente la necessità di cambiare qualcosa, di riformare un accordo disegnato su un modello di banca che non esiste più. Pena l’impossibilità di continuare a difendere i lavoratori, i nostri iscritti, quindi a rischio di abdicare dal nostro ruolo, il che è inconcepibile.
Siamo in una fase congressuale, quindi, delicata per il bancario, per i lavoratori, dove probabilmente dovremo anche mutare il nostro approccio al nostro stesso lavoro che forse in parte non sarà più come prima.
Nuovi strumenti, nuove forme comunicative si affacciano prepotentemente, basti pensare che pochi giorni fa il CEO di Google ha presentato la nuova funzione dell’assistente vocale che telefonerà per noi prenotando un tavolo in pizzeria. E’ tutto vero, ho visto il video con tanto di telefonata all’ignaro pizzettaio. Ma l’aspetto più inquietante è che chi ha preso la prenotazione non si è accorto che parlava con un androide, un sintetizzatore vocale e non un uomo. Questi nuovi strumenti devono obbligarci a tirare fuori delle proposte spendibili, forti, condivise al nostro interno e che puntino anche, perché no, ad un rafforzamento della nostra identità di federazione, anche all’interno di valori confederali.
Qualche idea c’è, ad esempio, perché non battersi per l’estensione in tutte le banche del buono pasto elettronico? La differenza di esenzione irpef è notevole, quasi due euro, e consentirebbe a conti fatti un aumento del potere di acquisto di quasi 500 euro all’anno. Chiedere a gran voce l’introduzione nell’incontro annuale con le banche una puntuale indicazione sia delle contestazioni disciplinari, che delle sanzioni inflitte. Tutti ci diciamo da tempo che gli istituti di credito probabilmente stanno utilizzando anche questa leva per limare i costi del personale, ed allora perché non provare a portarli allo scoperto?
Ultima nota dolente, Roma ed il Lazio. Lo schiaffo, ultimo in ordine di tempo, ricevuto da Abi che trasferisce il tutto a Milano è pazzesco, ormai Roma è degradata a provincia e a poco valgono gli appelli, anche politici, che si sono susseguiti nel tempo, spesso più votati al proselitismo elettorale che ad una effettiva volontà di risoluzione del problema. Recentemente sono apparse delle vignette con su scritto che a Parigi, Madrid e Londra hanno l’incubo ISIS, noi a Roma abbiamo l’incubo ATAC. Una battuta, ci mancherebbe, ma che da sola da il senso del lento declino che sta vivendo questo territorio, un declino che sta indubbiamente penalizzando pesantemente le aziende che qui operano e producono e che, ad oggi, hanno come banca locale di riferimento la Banca di Credito Cooperativo di Roma. Per carità nulla da dire, ma è la stessa situazione se noi andiamo in qualsiasi altra provincia del Centro-Sud Italia dove le BCC sono gli istituti locali di riferimento. Può andare bene a Frosinone, a Latina, a Pescara, L’Aquila, Campobasso, ma Roma no. Roma merita altri scenari ed altri istituti. Per riavere una centralità dobbiamo proprio sperare che Unicredit venga cannibalizzata dai francesi che hanno già fatto trapelare che il cuore sarebbe a Roma?
Non credo sia il tempo di restare inermi, come sindacato e come singoli sindacalisti dobbiamo muoverci, ed anche in fretta, perché il tempo corre inesorabile e le decisioni vengono prese nel giro di poche ore, non di giorni. La mia paura, da padre di famiglia, è che sto consegnando alle mie figlie un mondo peggiore di quello che ho ereditato da mio padre, e questo non me lo posso, non ce lo possiamo, permettere. Quindi il mio invito rivolto a tutti è quello di impegnarsi a fondo, guardare con fiducia al futuro e lavorare instancabilmente al miglioramento del benessere di tutti abbandonando inutili egoismi.
Viva la Uilca. 

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