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mercoledì 3 settembre 2014

Palazzo Altieri

Tratto dal libro "Il Tevere Scarlatto - Guida alla roma di Santa Maria de Mattias" di Mario Spinelli, pagg. 24-25.
Palazzo Altieri
Questa "parentesi" gaspariana fra i nostri percorsi demattiani impone ora la visita a Palazzo Altieri, vero "monumento" all'infanzia, adolescenza e giovinezza del Fondatore (San Gaspare del Bufalo, ndr). Lo raggiungiamo prendendo a destra e andando sempre dritto lungo le vie S. Angelo in Pescheria, Caetan e Celsa. Così attraverso gli storici e pittoreschi rioni di S. Angelo e Pigna sbuchiamo nella stupenda Piazza del Gesù, su cui si affaccia davanti a noi Palazzo Altieri e a destra la chiesa del Gesù (anch'essa "gaspariana", come vedremo più avanti). Nell'edificio di fronte a noi si trasferì nel 1787 la famiglia Antonio Del Bufalo, cuoco dei principi Altieri; e qui visse Gaspare fino al luglio 1810, quando fu deportato in Emilia.
Il Palazzo, tra i più imponenti di Roma barocca, fu costruito a metà del '600 dall'architetto Giovanni Antonio De Rossi, incaricato dal cardinale Giambattista Altieri. Pochi anni dopo venne ingrandito dal fratello, cardinale Emilio, futuro papa Clemente X (1670-1676).
L'edificio è formato dall'unione di due corpi di fabbrica: il primo con facciata più sobria su Via degli Astalli e lato su Via del Plebiscito (ambedue a destra per noi), il secondo più sontuoso su Piazza del Gesù. E' a tre piani, con un ricco portale fra due colonne che sorreggono un balcone, fregiato dallo stemma gentilizio. Dentro vi sono due cortili, uno di rappresentanza e circondato da un portico, l'altro a destra di servizio. Magnifico lo scalone e sontuosi gli appartamenti; ben più modesti invece i quartierini destinati alla servitù.

In questa augusta dimora Gaspare Del Bufalo trascorse dunque ventitrè anni della sua vita: infanzia, adolescenza e prima giovinezza. Conobbe bene il lusso (e lo spreco) della vita aristocratica, ma ancor meglio la fatica e i problemi quotidiani dei servi e delle loro famiglie. Da bimbo giocò coi figli dei compagni di papà Antonio nel secondo cortile e per le scale di servizio; da ragazzo e giovanotto attese a studi e formazione nella quiete (forse relativa!) dell'appartamentino assegnato al cuoco dei principi. Se imbocchiamo a destra Via degli Astalli e ci portiamo esattamente alle spalle dell'edificio, possiamo vedere le finestre delle cucine di allora, attraverso le quali Gasparino porgeva elemosine e cibi ai mendicanti che ormai a conoscenza della sua carità si affollavano lì. 

Il ricordo di questa carità e della miseria che la suscitava, e per contrasto l'immagine di ricchezza e potere che emana da questi muri, ci aiutano a capire-condividere spiritualità e apostolato di San Gaspare Del Bufalo e Santa Maria De Mattias, tutti e due poveri. Lui di nascita, lei per scelta.