Segui questo blog tramite email

venerdì 7 settembre 2018

Riflessioni sulla fusione Unicredit-Société Générale


La situazione circa questa fusione, o presunta tale, di cui si parla da mesi in maniera sempre più insistente è  abbastanza complicata ed investe diversi livelli, non soltanto quello delle due aziende.

Un primo livello è quello politico. Come non considerare ciò che sta accadendo a livello internazionale tra la Francia e l’Italia? Le tensioni sono su vari fronti, dalla emergenza migranti alla situazione libica, per arrivare, non da ultimo, all’aspetto economico, con le tante aziende italiane, anche strategiche, acquisite da gruppi francesi.

Sotto il profilo più strettamente societario, se consideriamo le due aziende difficilmente potremmo parlare di una fusione.

Qualche dato preso dai bilanci del primo semestre 2018:


UNICREDIT

SOCIETE
GENERALE
Numero di clienti
26 milioni
31 milioni
Paesi in cui opera
18
67
Utili 1 semestre 2018
2,1 miliardi €
12,7 miliardi €
Dipendenti totali
88.640
147.000
Dipendenti Italia
30.912
2.000
Depositi
414 miliardi €
415 miliardi €
Prestiti/Impieghi
423 miliardi €
427,2 miliardi €
Capitalizzazione
38,472 miliardi €
35,968 miliardi €
Cet1
12,5
11,1
Rote
10,9
8,9

E’ pure vero che capitalizzazione di Unicredit è maggiore perchè contiene l’aumento di capitale, record per la Borsa Italiana di 13 miliardi di € conclusasi a febbraio 2017, ma è anche vero che gli indici di bilancio sono decisamente superiori rispetto a quelli di Soc. Gen.

Sostanzialmente, quindi, stiamo parlando di due aziende simili, anzi per certi aspetti Unicredit sembrerebbe addirittura più sana nei conti. In una situazione del genere ci si aspetterebbe che una fusione del genere vedesse Unicredit, e quindi l’Italia, protagonista e con un ruolo importante, di cacciatore e non di preda.

Ma il timore fondato, vista la precedente esperienza del Governo Gentiloni con la questione Fincantieri-Stx è che al contrario non si parlerà di una fusione, dove decidere la governance, ma di una vera e propria acquisizione, stile BNL-BNP Paribas, dove il fulcro verrebbe svolto a Parigi e lì sarebbe il futuro centro  strategico di questa nuova banca.

Si andrebbe a consegnare ai francesi la seconda banca italiana per capitalizzazione, nonchè l’unica banca dichiarata “sistemica” dalla BCE.

Ma con quali effetti per l’economia italiana?

Siamo sicuri che questa operazione, se portata a compimento, avrà un effetto neutro sulle nostre imprese e sulle nostre famiglie?

Siamo sicuri di non dare un ulteriore colpo soprattutto alla fragile economia del Centro-Sud?