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mercoledì 10 ottobre 2018

Riflessione sullo spread

Breve riflessione. Non sono un economista, ma quando c'è qualcosa che non capisco cerco di approfondire. Ebbene lo spread, questo sconosciuto. Che sia un male quando cresce è ormai noto ai più, così come è noto che lo spread fu una leva usata, anche mediaticamente, per rovesciare l'ultimo governo Berlusconi. Ora però i conti non mi tornano, perchè abbiamo uno spread che oscilla intorno ai 300 punti e, a sentire molti, sembra che siamo sull'orlo del precipizio, sembra che si stia avvicinando il baratro per tutti noi. Poi mi documento, leggo, e noto che dopo la tempesta del 2011, arrivò il governo Monti e tutto si calmò, era un economista bravo, preparato, benvoluto a Bruxelles e andava tutto bene. Peccato che a metà del suo mandato, vedere grafico, lo spread superò quota 500 e, nonostante tutto, siamo sopravvissuti. Qualcuno mi spiega meglio?

venerdì 7 settembre 2018

Riflessioni sulla fusione Unicredit-Société Générale


La situazione circa questa fusione, o presunta tale, di cui si parla da mesi in maniera sempre più insistente è  abbastanza complicata ed investe diversi livelli, non soltanto quello delle due aziende.

Un primo livello è quello politico. Come non considerare ciò che sta accadendo a livello internazionale tra la Francia e l’Italia? Le tensioni sono su vari fronti, dalla emergenza migranti alla situazione libica, per arrivare, non da ultimo, all’aspetto economico, con le tante aziende italiane, anche strategiche, acquisite da gruppi francesi.

Sotto il profilo più strettamente societario, se consideriamo le due aziende difficilmente potremmo parlare di una fusione.

Qualche dato preso dai bilanci del primo semestre 2018:


UNICREDIT

SOCIETE
GENERALE
Numero di clienti
26 milioni
31 milioni
Paesi in cui opera
18
67
Utili 1 semestre 2018
2,1 miliardi €
12,7 miliardi €
Dipendenti totali
88.640
147.000
Dipendenti Italia
30.912
2.000
Depositi
414 miliardi €
415 miliardi €
Prestiti/Impieghi
423 miliardi €
427,2 miliardi €
Capitalizzazione
38,472 miliardi €
35,968 miliardi €
Cet1
12,5
11,1
Rote
10,9
8,9

E’ pure vero che capitalizzazione di Unicredit è maggiore perchè contiene l’aumento di capitale, record per la Borsa Italiana di 13 miliardi di € conclusasi a febbraio 2017, ma è anche vero che gli indici di bilancio sono decisamente superiori rispetto a quelli di Soc. Gen.

Sostanzialmente, quindi, stiamo parlando di due aziende simili, anzi per certi aspetti Unicredit sembrerebbe addirittura più sana nei conti. In una situazione del genere ci si aspetterebbe che una fusione del genere vedesse Unicredit, e quindi l’Italia, protagonista e con un ruolo importante, di cacciatore e non di preda.

Ma il timore fondato, vista la precedente esperienza del Governo Gentiloni con la questione Fincantieri-Stx è che al contrario non si parlerà di una fusione, dove decidere la governance, ma di una vera e propria acquisizione, stile BNL-BNP Paribas, dove il fulcro verrebbe svolto a Parigi e lì sarebbe il futuro centro  strategico di questa nuova banca.

Si andrebbe a consegnare ai francesi la seconda banca italiana per capitalizzazione, nonchè l’unica banca dichiarata “sistemica” dalla BCE.

Ma con quali effetti per l’economia italiana?

Siamo sicuri che questa operazione, se portata a compimento, avrà un effetto neutro sulle nostre imprese e sulle nostre famiglie?

Siamo sicuri di non dare un ulteriore colpo soprattutto alla fragile economia del Centro-Sud?

venerdì 8 giugno 2018

Relazione al Congresso Nazionale Uilca

Un saluto a tutti i presenti ed un ringraziamento per avermi dato la parola.
Leggerò questo mio intervento per il senso di rispetto che nutro nei confronti di questa assise. Da sempre reputo il Congresso Nazionale un passaggio cruciale, importantissimo nella vita di un sindacato. Talmente importante che, secondo me, deve essere fonte di analisi, confronto, dibattito ed idee da tirare fuori. Ebbene tutto ciò non voglio affrontarlo con un discorso a braccio dove potrei correre il rischio di dimenticare qualcosa, a volte anche di importante, o di essere impreciso.
Siamo oggi qui a celebrare un congresso in una fase a dir poco delicata. Banche che falliscono vendute ad 1 euro, una Mifid2 ancora più incalzante, un Quantative Easing che sembra aver fallito il suo obiettivo dell’inflazione al 2%, una digitalizzazione che sta portando alla chiusura di moltissime filiali e a piani industriali che di rilevante contengono solo cessioni di rami d’azienda ed esuberi di personale. Con la diretta conseguenza di consegnare alla clientela filiali con sempre meno organico, a volte aperte solo di mattina o a giorni alterni, con carichi di lavoro difficilmente sostenibili e richieste di budget spropositati e conseguenti pressioni commerciali sempre più insopportabili.
Ed in tutto ciò anche la politica fa la sua parte, come sempre in maniera inopportuna. Prima interferendo nella gestione del credito, vedi MPS, poi nella scelta di decretare la fine di quattro istituti di credito con una decretazione notturna e senza confronto con le parti sociali. Successivamente decidendo di riformare le banche popolari ed i crediti cooperativi nonostante il parere contrario dei sindacati. E, da ultimo, avviando una commissione di inchiesta parlamentare dove sono stati ascoltati tutti, tranne i rappresentanti dei lavoratori ed il club delle giovani marmotte.
Inoltre, come non bastasse, in questi giorni c’è chi vuole rimettere in discussione le trattenute sindacali, dimenticando, o ignorando, gli effetti del referendum del 1995. Forse quel qualcuno ha solo bisogno di visibilità o dovrebbe ripassare un po’ di storia recente prima di parlare, a meno che dietro questa provocazione, perché di tale si tratta, non c’è in atto un disegno teso a depotenziare il mondo sindacale. Ma questa allora sarebbe un’altra partita …
Non da ultimo la politica è riuscita a mettere il naso anche nella gestione delle sofferenze, e forse questo lo ha fatto senza creare troppi danni, le sofferenze stanno diminuendo nei bilanci bancari, ma non per il miglioramento della qualità del credito, ma solo perchè vengono cedute a società specializzate, spesso estere, anche se da qualche settimana sembra che dall'Europa arriverà un altro allarme, quello sugli incagli, e se dovesse concretizzarsi per le banche saranno dolori, ma di quelli veri.

lunedì 14 maggio 2018

Congresso Uilca Lazio: relazione sul sistema bancario


Ringrazio per avermi dato la parola e saluto dapprima il padrone di casa, il Segretario Generale del Lazio Paolo Battisti, il Segretario Generale Massimo Masi, la segreteria nazionale, quella regionale e tutti i presenti.
Questa stagione congressuale arriva, dal mio punto di vista, in un periodo cruciale per il nostro settore. Secondo me la sceneggiatura di questo congresso Massimo Masi l’ha affidata ad Alfred Hitchcock, e gli è venuta anche bene. Rinnovo del CCNL e accordo sulle agibilità sindacali alle porte, scandali bancari a iosa, al punto che ancora non sappiamo cosa è realmente successo a David Rossi del Monte dei Paschi di Siena, tanti istituti falliti, una riforma delle banche popolari che stenta a decollare, una riforma del credito cooperativo contestata e contrastata che sta lentamente vedendo la luce, piani industriali che stanno distruggendo il tessuto sociale di piccole realtà territoriali, istituti di vigilanza (Banca d’Italia e Consob su tutte) sotto pressione, l’introduzione della normativa bail-in, la MIFID2, Basilea 3, la delicata gestione delle sofferenze spesso attraverso società specializzate e spero di non dimenticare nulla, a parte la mancanza di un Governo ad oltre due mesi dal voto.

martedì 19 settembre 2017

Analisi dati Banca d'Italia - settembre 2017

Dallo studio dei dati sul personale bancario, presente sulla Base Dati Statistica del sito di Banca d’Italia, emerge una realtà Lazio con un andamento diverso rispetto alla situazione nazionale.
Già a partire dalla prima tabella (TDB 10227) notiamo che a fronte di una diminuzione nazionale del personale bancario di 3.084 unità (2016 su 2015), pari ad un -1,03%, nel Lazio registriamo un dato positivo, nello stesso periodo, di +93 unità, pari ad un +0,34%, percentuale modesta ma comunque pur sempre in controtendenza, frutto sostanzialmente dell’aumento del personale registrato a Roma (+96, pari ad un +0,41%).
Dato confermato anche dalla minore percentuale di sportelli operativi chiusi nel biennio 2015-2016. Infatti mentre in Italia si è passati da 30.263 filiali a 29.036, con una diminuzione di 1.227 sportelli (-4,22%), nello stesso periodo, nel Lazio, si è passati da 2.549 sportelli a 2.458, con una perdita di 91 sportelli (-3,70%).

giovedì 10 agosto 2017

Banca Popolare di Bari: una situazione che ha dell'incredibile.

E' incredibile quanto sta accadendo in queste in Banca Popolare di Bari. Una banca in evidente difficoltà economiche, con in pancia una importante mole di sofferenze bancarie, è prevista infatti una ulteriore cessione di 350 milioni di euro di npl,e che avvia un piano di ristrutturazione in cui, come al solito, una delle leve principali per recuperare la situazione è il contenimento dei costi del personale. A maggior ragione perchè essendo quotata solo sul mercato secondario non può avviare un aumento di capitale, anzi, ma ne parliamo più avanti.
Fin qui nulla di nuovo.
Infatti la storia recente del sistema bancario è costellata di piani industriali farciti con migliaia di esodi, tutti gestiti senza drammi grazie al "Fondo Esuberi" del settore, un ammortizzatore sociale interamente autofinanziato e senza costi per la collettività.
Ma questo caso è diverso.
In Banca Popolare di Bari si è andati oltre. La difficoltà della banca era, ed è, forte, seria. Basti pensare che il CdA, è notizia di queste ore, sta approvando una semestrale in negativo di 2,3 milioni di euro, ed il piano industriale recentemente presentato risulta ai più fumoso e privo di reali prospettive di rilancio.
A tutto ciò si aggiunga una illiquidità dei titoli azionari BPB con poche centinaia di richieste di acquisto titoli a fronte di 11,4 milioni di titoli messi in vendita.
Il quadro, dunque, è chiaro e sconfortante.

lunedì 2 maggio 2016

Per un patto tra lavoratori e sindacato

Qualche anno fa lo scrittore ungherese George Jonas affermò che gli Stati Uniti dovevano decidersi, o abbattevano la statua della libertà o, sull’altra costa, costruivano la statua della responsabilità. Perché la libertà senza responsabilità poteva, e può incorrere, in derive molto pericolose.
Nel nostro piccolo del mondo bancario italiano questa affermazione è tutt’altro che priva di significato.
Per un sindacato come la Ugl Credito, che fa della partecipazione e della cogestione il suo marchio distintivo, rifiutando quindi lo scontro sociale come matrice, le imprese bancarie hanno la libertà di organizzarsi come credono, ci mancherebbe, e di proporre il loro modello di business ed i loro prodotti, finanziari.e non, anche se rabbrividiamo all’idea che qualche banca dichiari di avere come concorrente non un’altra banca, o le banche estere, ma Amazon, perchè questo è successo.
Però accanto a questa libertà ci deve essere la responsabilità. Ovvero la capacità di tirare fuori prodotti che non siano vere e proprie truffe (vedi obbligazioni subordinate Banca Etruria) e, soprattutto, non costringere i lavoratori, attraverso pressioni commerciali sempre più spinte, a vendere qualsiasi cosa a chiunque, senza tenere in debita considerazione il profilo di rischio della clientela. Questo è successo in Banca Etruria, in Banca delle Marche, in Cassa di Risparmio di Ferrara, in Cassa di Risparmio di Chieti, dove i lavoratori in alcuni casi sono stati costretti a modificare la Mifid, ovvero l’intervista al cliente che stabilisce la conoscenza che quest’ultimo ha del mondo finanziario e la sua propensione al rischio, pur di vendere le obbligazioni subordinate. E’ il caso di un muratore con licenza elementare che si è visto attribuire da Banca Etruria una laurea in economia e commercio, forse honoris causa, ed è il caso più tragico del pensionato di Civitavecchia che si è tolto la vita dopo aver visto bruciare, per decreto, ben 130.000 euro, ovvero i risparmi di tutta una vita.