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martedì 9 marzo 2021

Attivo Uilca 8 Marzo 2021

Questa è indubbiamente una riunione molto particolare, unica nel suo genere dove si è affrontata la questione delle donne e delle pari opportunità con intelligenza e senza banalità. Alessandra ha indubbiamente avuto il merito di parlare di donne senza scavare fossati di genere, senza trincerarsi dietro una facile retorica femminista e di quote rose che, dal mio punto di vista, più che esaltare il ruolo delle donne nella nostra società, le relegano all’interno di riserve indiane, insomma un effetto boomerang. Per carità è giusta la celebrazione ed il ricordo di donne che hanno lasciato, e stanno lasciando, un profondo segno sia nella storia che nei costumi, ma vi è dell’altro, e non avevo mai visto affrontare questo tema con l’intelligenza messa in campo da Alessandra e dalle donne della Uilca del Lazio. 

Per certi versi questo esperimento, e come è stato interpretato, mi ricorda la concezione di virtù del filosofo Spinoza, quando affermava che l’uomo morale è un uomo sociale, in quanto la ragione spinge l’individuo ad unirsi ai suoi simili, per meglio conseguire un utile che, in tal modo, diventa utile collettivo. Ebbene in questo caso l’utile collettivo è il miglioramento di questa nostra società e non possiamo raggiungerlo con le contrapposizioni, dice Spinoza, e la Uilca Lazio nel suo piccolo, aggiunge che non possiamo raggiungerlo con le contrapposizioni di genere, ma si deve collaborare e cooperare insieme e trarre il meglio da tutti i talenti messi in campo.

Credo che Sergio Ianniello, a partire da oggi, avrà qualche problema in più, perché qui di talenti ne sono usciti un bel po’.

Ma, dicevo, bisogna camminare uniti per raggiungere l’utile collettivo, ma qual è questo utile collettivo, dove cercarlo e dove individuarlo. Se è collettivo non può essere nel soddisfacimento dei bisogni del singolo, ma nel recepimento e nel lavorare per rispondere alle necessità degli ultimi, siano essi uomini o donne. Sostanzialmente rispondere ad una domanda precisa: stiamo lasciando ai nostri figli un mondo migliore rispetto a quello che abbiamo ereditato dai nostri padri? Io ho molti dubbi. Purtroppo sono di stretta attualità alcuni dati inquietanti diffusi dall’Istat che evidenziano come con la pandemia e l’impatto economico del lockdown la povertà assoluta è tornata a crescere. Toccando il record del 2005. L’Istat ha altresì notato nel 2020 valori in aumento sia tra le famiglie, con oltre 2 milioni di nuclei coinvolti, sia tra i singoli individui, sono 5,6 milioni i poveri in Italia, 1 milione in più rispetto al 2019, e questo mette ancora di più in luce la fragilità del nostro sistema economico e di assistenza. Il 9,4% della popolazione italiana, ripeto il 9,4%, quindi 1 su 10, vive in condizione di povertà assoluta, contro il 7,7% dell’anno prima. E, incredibile a dirsi, l’incremento ha riguardato soprattutto il Nord Italia dove vivono ben 720 mila nuovi poveri, ribaltando le nostre abituali convinzioni. Il tutto confermato dalla Caritas che quantifica in circa mezzo milione le persone assistite nel solo periodo aprile-giugno 2020. E quanto di questa situazione incide proprio sulle donne? Moltissimo, considerato che proprio le donne già di loro sono provate, a livello economico, dal part-time, dalla scarsa considerazione nei percorsi di carriera e da tanti, tantissimi altri problemi che sono stati qui ampiamente affrontati.

Pertanto ripeto la mia domanda, stiamo lasciando ai nostri figli un mondo migliore di quello che abbiamo ereditato dai nostri padri? Temo di no, ho paura di no. Forse ci vuole un impegno maggiore da parte di tutti, sia in ottica immediata nel tentativo, come sigla e come singole persone, di farsi carico di un pezzetto di questo problema, sia in ottica prospettica cercando anche di indirizzare la nostra azione a difesa degli ultimi. Non saremo un paese civile finchè non garantiremo pane e dignità ai nostri figli.


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