martedì 31 marzo 2026

Le riorganizzazioni bancarie: e se cambiassimo il paradigma?

Le nomine dall’alto non bastano più. Il modello Olivetti può dare un impulso al settore del credito rinnovandolo profondamente.

Negli ultimi mesi, i principali gruppi bancari italiani hanno riorganizzato i vertici manageriali puntando sulla valorizzazione di risorse interne. Intesa Sanpaolo ha riconfermato ruoli chiave investendo nella crescita interna, UniCredit ha calibrato le promozioni con innesti esterni, Banco BPM ha seguito una linea simile nel risparmio gestito, Mediobanca ha ridefinito incarichi strategici, mentre Credem ha redistribuito le responsabilità al vertice.

Tutto bene, dunque? Non proprio. Perché dietro questa apparente attenzione alle “risorse interne” si nasconde in realtà l’ennesima riorganizzazione calata dall’alto, decisa nelle stanze dei consigli di amministrazione senza coinvolgimento reale di chi, ogni giorno, tiene in piedi il sistema bancario italiano: i lavoratori.

Eppure, gli strumenti normativi per fare diversamente esistono eccome. L’articolo 46 della Costituzione è chiaro: “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”.

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lunedì 30 marzo 2026

Dal “Chiedi” al “Fai”: la metamorfosi silenziosa dell’Intelligenza Artificiale

 

Da qualche tempo qui su Professione Bancario stiamo trattando temi legati all’Intelligenza Artificiale. Questo perché, nei fatti, è diventata dirompente nel nostro settore e ci siamo prefissati il compito di informarci ed informarvi, sempre più attentamente e dettagliatamente, circa i servizi ed i pericoli legati a questo nuovo strumento tecnologico.

Ora vogliamo andare un po’ più in là perché, piaccia o meno, siamo entrati in una nuova era, ma quasi non ce ne siamo accorti. Se il 2023 è stato l’anno dello stupore davanti alle capacità di ChatGPT e il 2024 quello della diffusione di massa, il 2026 segna il confine di una rivoluzione più profonda e, per certi versi, più inquietante: il passaggio dalla “Parola” all’ “Azione”.

Fino a ieri, l’Intelligenza Artificiale era un interlocutore brillante ma passivo. Potevamo chiedere a Gemini o a Claude di scriverci una mail, riassumere un saggio o comporre una poesia. Il processo era lineare: noi davamo un input (il prompt), la macchina rispondeva. Fine della transazione. Oggi, però, il paradigma è cambiato. Non parliamo più solo di modelli linguistici, ma di Agenti IA. La differenza non è tecnica, è filosofica.

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martedì 10 marzo 2026

L’intelligenza artificiale che lavora per noi: opportunità e rischi di OpenClaw

 

Il software creato da un solo uomo sta conquistando il mondo tech. Ma siamo davvero pronti a delegare le nostre decisioni a una macchina?

C’è un nome che negli ultimi tempi rimbalza con insistenza nei forum di informatica, nelle chat degli appassionati di tecnologia e persino nelle conversazioni di chi con il computer ci lavora senza troppo entusiasmo: OpenClaw. Un software che, nel giro di poco tempo, ha saputo ritagliarsi uno spazio di rilievo nel panorama dell’intelligenza artificiale mondiale. La storia dietro questo strumento, però, è forse ancora più interessante del prodotto stesso.

OpenClaw nasce dalla mente e dalle mani di un singolo programmatore, l’austriaco Peter Steinberger. Non una grande azienda con centinaia di ingegneri, non un laboratorio universitario finanziato a suon di milioni. Un uomo solo, davanti al suo schermo, che ha deciso di costruire qualcosa e di regalarlo al mondo intero. Una storia che sa di garage e di sogni americani, ma che si è consumata probabilmente tra una tazza di caffè freddo e lunghe notti di codice.

La cosa rende OpenClaw così speciale?

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giovedì 5 marzo 2026

Banche, lavoratori e democrazia economica: l’articolo 4 del CCNL Credito può cambiare la governance d’impresa?

 

Nel lessico spesso opaco delle relazioni industriali italiane, ci sono norme contrattuali che scorrono quasi invisibili, pur custodendo potenziali di trasformazione profondi. È il caso dell’articolo 4 del CCNL del Credito ABI, dedicato alla partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa: una disposizione che, se letta oltre la ritualità dei tavoli sindacali, sfiora uno dei nodi irrisolti del capitalismo italiano – la democrazia economica.

Il settore bancario, del resto, non è nuovo a sperimentazioni avanzate. Dalle commissioni paritetiche agli osservatori sull’innovazione, fino ai confronti sui piani industriali, il credito ha spesso anticipato modelli poi estesi ad altri comparti. L’articolo 4 si colloca in questa tradizione, ma con un’ambizione ulteriore: trasformare l’informazione sindacale in partecipazione organizzata.

La norma contrattuale prevede sedi strutturate di confronto su scelte strategiche: riorganizzazioni, digitalizzazione, formazione, occupazione. Non cogestione in senso pieno, certo, ma un coinvolgimento preventivo che — almeno sulla carta — consente ai lavoratori di incidere sulle traiettorie industriali. Il punto è proprio questo: fin dove può spingersi questa partecipazione? Può restare consultiva o deve trovare uno sbocco nella governance societaria? È qui che il tema contrattuale incrocia quello statutario. Se la partecipazione deve diventare sostanziale, occorre immaginare la presenza dei lavoratori negli organi societari.

Due i modelli possibili.

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