venerdì 29 maggio 2026

L’intelligenza artificiale sta divorando i contenuti: il futuro dell’informazione è a rischio?

Immaginate di entrare in un ristorante dove lo chef copia le ricette dei colleghi, le rielabora leggermente e le serve ai clienti. Nel frattempo, i ristoranti originali chiudono uno dopo l’altro perché nessuno viene più a mangiare da loro. Alla fine, cosa succede? Lo chef-copista non ha più nulla da copiare e inizia a inventare, mescolando ingredienti a caso. È esattamente quello che rischia di accadere al mondo dell’informazione con l’avvento dell’intelligenza artificiale.

Quando cerchiamo informazioni su Google o su altri motori di ricerca tradizionali, clicchiamo sui link e visitiamo i siti web. Questa visita genera visualizzazioni pubblicitarie che permettono a giornali online, blog e testate indipendenti di pagare giornalisti, fact-checker e server. È un meccanismo semplice ma funzionale che ha retto il giornalismo digitale per oltre vent’anni. Oggi però stiamo assistendo a un cambio di paradigma. Le intelligenze artificiali come ChatGPT, Claude o Gemini leggono milioni di articoli, ne estrapolano le informazioni e le restituiscono direttamente all’utente, senza che questi debba mai visitare il sito originale. Il risultato? L’utente ottiene la risposta che cercava, ma il sito che ha prodotto quell’informazione non riceve né la visita né i ricavi pubblicitari.

Gli esperti chiamano questo fenomeno “cannibalizzazione dei contenuti”: l’IA si nutre del lavoro altrui senza restituire nulla in cambio. E non si tratta di fantascienza: secondo dati recenti, nel 2025 le grandi aziende tecnologiche hanno già licenziato oltre centomila persone, molte delle quali nel settore dei contenuti e dell’informazione.

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