mercoledì 23 settembre 2026

PINTON (UNISIN/CONFSAL) A FROSINONE: SUL CCNL ABI BISOGNA AGIRE BENE E IN FRETTA

 

Il 23 settembre si è tenuta una riunione di segreteria della Unisin Frosinone con l’importante presenza del nuovo Segretario Generale, Luca Pinton.

Inizialmente si è affrontato l’aspetto del proselitismo locale e del buon trend di rappresentatività che Unisin può vantare nella provincia di Frosinone, con una percentuale che  supera di gran lunga la rappresentatività di Unisin a livello nazionale.

Successivamente Luca Pinton ha fatto il punto della situazione sul rinnovo del CCNL dei bancari, mettendo in luce la necessità di chiudere in tempi brevi, entro fine anno, onde evitare la sovrapposizione dei tavoli negoziali con l’ormai imminente risiko bancario che vedrà coinvolti i più grandi gruppi italiani. Inoltre ha rivendicato la sostenibilità della richiesta economica di 518 euro di aumento sulla base del fatto che ciò avrebbe un peso sui bilanci bancari di non oltre il 3%, in relazione all’importante somma di utili registrati dal settore negli ultimi anni.

Da ultimo è stata analizzata la situazione delle banche a livello locale attraverso uno studio dettagliato denominato “Dossier Frosinone” dove, elaborando dati Banca d’Italia, Criff e Istituto Tagliacarne, si è fatto un approfondito quadro della situazione territoriale, sia per quel che riguarda i dati bancari che quelli economici, Un documento, quindi, inedito per il mondo sindacale che nasce a Frosinone e si inserisce come un primo passo verso il contrasto alle pressioni commerciali inappropriate.

 

Frosinone, 23 settembre 2026


Dossier Frosinone

venerdì 21 agosto 2026

È fatto con l’intelligenza artificiale? Ora dovranno dircelo

Dal 2 agosto nuove regole europee sulla trasparenza dell’IA. Ma riconoscere un contenuto artificiale basterà davvero a proteggerci da manipolazioni e deepfake?

Da qualche settimana, in tutta l’Unione Europea, è cambiato qualcosa che riguarda ognuno di noi ogni volta che apre una chat, guarda un video o legge un articolo online. Il 2 agosto è scattata una nuova fase dell’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale: da quel giorno chi sviluppa o utilizza determinati sistemi di IA ha l’obbligo di renderli riconoscibili come tali. In altre parole, nasce un diritto fino a ieri implicito e mai davvero garantito: sapere, in modo esplicito, se a scriverci, parlarci o mostrarci qualcosa è una persona in carne e ossa o un sistema automatico.

Le nuove norme si concentrano soprattutto sulla trasparenza. I chatbot e gli altri sistemi conversazionali dovranno avvisare chiaramente l’utente quando sta interagendo con un’intelligenza artificiale e non con un operatore umano. Lo stesso principio vale per i contenuti sintetici: testi, immagini, audio e video generati o manipolati dall’IA – deepfake compresi – dovranno essere etichettati con marcatori leggibili automaticamente, così da poterne verificare l’origine artificiale.

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lunedì 15 giugno 2026

Il Paradosso del Credito a Frosinone: Meno Personale, Più Masse, Più Rischi

Presentiamo i risultati di un’analisi approfondita condotta sul sistema bancario in provincia di Frosinone nell'ultimo decennio (2015-2025). Lo studio delinea un quadro di profonda trasformazione che non riguarda solo i numeri, ma la qualità del lavoro per i bancari e la salute finanziaria dei cittadini.

Il "Caso Frosinone" in sintesi
L'analisi mette in luce una "forbice" operativa insostenibile. A fronte di un drastico calo della rete fisica e del personale — con i dipendenti scesi da 1.202 a 869 unità (-27,7%) — le masse dei depositi gestiti sono lievitate da 8 a oltre 10,5 miliardi di euro. Questo significa che ogni singolo lavoratore oggi deve gestire carichi di lavoro e responsabilità significativamente superiori rispetto al passato.
Perché questo studio è uno "Scudo" per i colleghi
In un territorio che occupa il 102° posto su 107 nella classifica nazionale per reddito disponibile pro-capite (15.972 euro), le pressioni commerciali diventano un elemento di forte criticità. I dati dimostrano che:
  • Il 67% della popolazione ha già debiti attivi.
  • Il credito è pericolosamente sbilanciato verso il consumo (85,8% tra prestiti finalizzati e personali), a discapito dei mutui per la casa (solo il 14,2%).
  • Sebbene le sofferenze nette siano state abbattute (da 1 miliardo a 84 milioni), questo "pulizia" dei bilanci non deve tradursi in una giustificazione per obiettivi di vendita irrealistici.
Questi numeri rappresentano la difesa oggettiva per ogni dipendente bancario: sono lo strumento per dimostrare che, in un contesto di redditi bassi e alto indebitamento, forzare la vendita di prodotti finanziari è un rischio sistemico sia per chi vende che per chi acquista.
Naviga tra i materiali
Per approfondire questi temi, abbiamo messo a disposizione diversi strumenti:
  • Video Explainer: Un breve focus visivo sulle dinamiche provinciali e sull'importanza della tutela sindacale.
  • Infografica di Sintesi: I dati chiave riassunti per un colpo d'occhio immediato sulle pressioni commerciali.
  • Slide Presentation: Un set completo di tabelle e grafici ufficiali (dati Bankitalia, Crif e Tagliacarne) per supportare l'attività di analisi e presidio del territorio.
Uno studio al servizio della trasparenza e della dignità del lavoro bancario.

domenica 7 giugno 2026

AutoTrack: la web app per gestire scadenze, manutenzioni e rifornimenti della tua auto

Gestire un’auto sembra una cosa semplice, ma nella pratica ci sono tante piccole scadenze da ricordare: assicurazione, bollo, revisione, cambio olio, gomme, filtri, manutenzioni, rifornimenti e chilometraggio.

Da questa esigenza nasce AutoTrack, una web app che ho realizzato per avere sempre a portata di mano tutte le informazioni principali dei propri veicoli.

L’idea è molto semplice: raccogliere in un unico posto ciò che normalmente finisce su fogli, appunti, promemoria sparsi o messaggi dimenticati.

Cos’è AutoTrack

AutoTrack è una piccola applicazione pensata soprattutto per l’utilizzo da smartphone. Non bisogna scaricarla dagli store: si apre direttamente dal browser e può essere aggiunta alla schermata Home del telefono, proprio come una normale app.

Con AutoTrack è possibile inserire uno o più veicoli e tenere sotto controllo le informazioni principali: targa, modello, chilometraggio, rifornimenti, manutenzioni e scadenze.

Una delle funzioni più utili è la nuova sezione Scadenze, dove tutte le scadenze vengono ordinate dalla più vicina alla più lontana. In questo modo è più facile capire subito cosa bisogna fare prima.

Cosa puoi fare con AutoTrack

Con AutoTrack puoi:

  • gestire uno o più veicoli;
  • registrare i rifornimenti;
  • aggiornare automaticamente il chilometraggio;
  • annotare le manutenzioni effettuate;
  • controllare assicurazione, bollo e revisione;
  • seguire le scadenze chilometriche, come olio, gomme e filtri;
  • consultare uno storico ordinato degli interventi.

L’obiettivo non è creare un’app complicata, ma uno strumento pratico, chiaro e immediato.

Come si installa

Per provare AutoTrack basta aprire questo link:

https://autotrack-5de5b.web.app

Da smartphone, dopo aver aperto il link, è possibile aggiungerla alla schermata Home scegliendo dal menu del browser l’opzione “Aggiungi alla schermata Home” oppure “Installa app”.

In pochi secondi AutoTrack sarà disponibile tra le icone del telefono.

Una web app in evoluzione

AutoTrack è ancora in fase di sviluppo e potrà essere migliorata nel tempo con nuove funzioni e piccoli aggiornamenti. Già oggi, però, permette di organizzare in modo semplice la gestione quotidiana dei propri veicoli.

Chiunque voglia provarla può farlo liberamente da qui:

👉 Apri e installa AutoTrack

Per una presentazione più completa dell’app è disponibile anche la pagina dedicata:

👉 AutoTrack: la tua auto sempre sotto controllo

lunedì 1 giugno 2026

Restare umani nell'era delle macchine

L’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV dice, con l’autorità della voce più antica del mondo, ciò che molti ripetono inascoltati da anni: la persona viene prima della tecnologia. E il lavoro è il terreno dove questa sfida si gioca davvero.
Ci sono verità che circolano per anni nei convegni, nelle aule scolastiche, nelle pagine di libri letti da pochi, finché qualcuno con la voce giusta non le pronuncia davanti al mondo intero. La prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, pubblicata il 15 maggio scorso, è uno di quei momenti in cui una verità smette di essere l’opinione di qualcuno e diventa patrimonio comune. Il tema è l’intelligenza artificiale. Il messaggio è uno solo e ha il profilo nitido di un’evidenza: la tecnica non è neutrale e la persona umana non è negoziabile.
Il Papa scrive che ogni strumento tecnologico assume il volto di chi lo pensa, lo finanzia, lo regola e lo usa. È un’affermazione che chi si occupa di cultura digitale conosce bene. Ma sentirla pronunciare dall’istituzione più antica del pianeta ha un peso diverso. Significa che questa non è più una posizione minoritaria, è senso comune elevato a dottrina.
Il cyberumanesimo – il tentativo di tenere insieme progresso tecnologico e centralità della persona – nasce esattamente da questa consapevolezza: che il codice non è scritto da nessuno, che i dati non si raccolgono da soli, che le piattaforme non nascono nel vuoto. Ogni sistema di intelligenza artificiale porta dentro di sé le scelte – esplicite o implicite – di chi lo ha costruito. Ignorarlo non è ingenuità: è una forma di delega in bianco al potere.

venerdì 29 maggio 2026

L’intelligenza artificiale sta divorando i contenuti: il futuro dell’informazione è a rischio?

Immaginate di entrare in un ristorante dove lo chef copia le ricette dei colleghi, le rielabora leggermente e le serve ai clienti. Nel frattempo, i ristoranti originali chiudono uno dopo l’altro perché nessuno viene più a mangiare da loro. Alla fine, cosa succede? Lo chef-copista non ha più nulla da copiare e inizia a inventare, mescolando ingredienti a caso. È esattamente quello che rischia di accadere al mondo dell’informazione con l’avvento dell’intelligenza artificiale.

Quando cerchiamo informazioni su Google o su altri motori di ricerca tradizionali, clicchiamo sui link e visitiamo i siti web. Questa visita genera visualizzazioni pubblicitarie che permettono a giornali online, blog e testate indipendenti di pagare giornalisti, fact-checker e server. È un meccanismo semplice ma funzionale che ha retto il giornalismo digitale per oltre vent’anni. Oggi però stiamo assistendo a un cambio di paradigma. Le intelligenze artificiali come ChatGPT, Claude o Gemini leggono milioni di articoli, ne estrapolano le informazioni e le restituiscono direttamente all’utente, senza che questi debba mai visitare il sito originale. Il risultato? L’utente ottiene la risposta che cercava, ma il sito che ha prodotto quell’informazione non riceve né la visita né i ricavi pubblicitari.

Gli esperti chiamano questo fenomeno “cannibalizzazione dei contenuti”: l’IA si nutre del lavoro altrui senza restituire nulla in cambio. E non si tratta di fantascienza: secondo dati recenti, nel 2025 le grandi aziende tecnologiche hanno già licenziato oltre centomila persone, molte delle quali nel settore dei contenuti e dell’informazione.

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giovedì 30 aprile 2026

L’algoritmo al potere? Perché il cuore della banca deve restare umano

C’è un’immagine che spesso accompagna i racconti sull’Intelligenza Artificiale nelle banche: uffici deserti, schermi che lampeggiano in solitudine e algoritmi che decidono, con freddezza matematica, il destino dei nostri risparmi. Ma la realtà che emerge dagli ultimi dati ci racconta una storia diversa.

Un recente rapporto dell’OCSE ha infatti scosso il mondo finanziario italiano, rivelando che ormai il 70% delle assicurazioni e il 59% delle banche del nostro Paese utilizza l’IA. Non parliamo più solo di piccoli robot che rispondono alle domande sul sito web, ma di sistemi complessi capaci di prevedere frodi o analizzare montagne di dati in pochi secondi. Di fronte a numeri così imponenti, sorge spontanea una domanda: i manager delle nostre banche stanno abdicando al loro ruolo? Hanno deciso di lasciare il timone a un software?

La tentazione di rispondere “sì” è forte, ma sarebbe un errore di prospettiva. Quella a cui stiamo assistendo non è una resa, bensì una metamorfosi. Immaginiamo il manager di una volta: passava gran parte del tempo a scartabellare documenti alla ricerca di un errore o di un’opportunità. Oggi quel lavoro faticoso e ripetitivo è delegato alla macchina. Questo non significa che il manager sia diventato inutile: significa che ha il tempo di fare ciò per cui è pagato: decidere.

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