C’è un’immagine che spesso accompagna i racconti sull’Intelligenza Artificiale nelle banche: uffici deserti, schermi che lampeggiano in solitudine e algoritmi che decidono, con freddezza matematica, il destino dei nostri risparmi. Ma la realtà che emerge dagli ultimi dati ci racconta una storia diversa.
Un recente rapporto dell’OCSE ha infatti scosso il mondo finanziario italiano, rivelando che ormai il 70% delle assicurazioni e il 59% delle banche del nostro Paese utilizza l’IA. Non parliamo più solo di piccoli robot che rispondono alle domande sul sito web, ma di sistemi complessi capaci di prevedere frodi o analizzare montagne di dati in pochi secondi. Di fronte a numeri così imponenti, sorge spontanea una domanda: i manager delle nostre banche stanno abdicando al loro ruolo? Hanno deciso di lasciare il timone a un software?
La tentazione di rispondere “sì” è forte, ma sarebbe un errore di prospettiva. Quella a cui stiamo assistendo non è una resa, bensì una metamorfosi. Immaginiamo il manager di una volta: passava gran parte del tempo a scartabellare documenti alla ricerca di un errore o di un’opportunità. Oggi quel lavoro faticoso e ripetitivo è delegato alla macchina. Questo non significa che il manager sia diventato inutile: significa che ha il tempo di fare ciò per cui è pagato: decidere.






